L'Istituto.
Il Collegio Docenti dell’I.T.C.G. " V. D’Alessandro" di Lagonegro è
composto di n. 84 docenti, a cui si affiancano n. 1 direttore dei sevizi
generali ed amministrativi, n. 8 assistenti amm.vi, n.3 assistenti
tecnici, n. 13 collaboratori scolastici per una utenza formata da n. 694
alunni.
Le classi, in numero di 33, sono così distribuite
n. 14 I.G.E.A.
n. 09 PROGRAMMATORI
n. 10 GEOMETRI.
Già da tempo il Collegio Docenti di questo Istituto attiva corsi di
recupero, potenziamento e di integrazione per una offerta formativa oltre
il curricolo disciplinare tradizionale, partecipando attivamente alla
sperimentazione dell’Autonomia organizzativa e didattica, a progetti di
integrazione e gestione del territorio ed alla formazione integrata
superiore con il post secondario prima e l’ IFTS ora.
Per il corrente anno scolastico,nell’affrontare la progettazione del
Piano dell’Offerta Formativa, gli Organi Collegiali hanno confermato
l’impianto organizzativo e didattico degli scorsi anni scolastici
individuando nell’ autonomia e nei processi lo strumento più adeguato e
funzionale per i bisogni dell’utenza, del proprio territorio, della
propria identità.
La nostra utenza ha le seguenti caratteristiche
· provenienza di alunni dai vari comuni limitrofi;
· richiesta pressante di professionalità da utilizzare immediatamente
nel campo lavorativo, competenze tecnologiche e linguistiche;
· acquisizione tecniche multimediali finalizzate all’uso del computer
come strumento di apprendimento e di comunicazione veloce, anche
attraverso internet.
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Presentazione.
Il Piano dell’offerta Formativa (P.O.F.) interessa il triennio
1999/2000 — 2000/2001 — 2001/2002 e costituisce il documento essenziale
nel quale I.T.C.P.G. "Vittorino D’Alessandro" di Lagonegro presenta alla
comunità le linee pedagogiche e didattiche, le attività, le risorse umane,
culturali strumentali, allo scopo di concretizzare le finalità che sono
alla base del suo corso di studi e della sua organizzazione.
Viviamo quest’anno, primo del terzo millennio, come una transizione
verso la scuola dell’Autonomia; anche il P.O.F. dunque, mentre delinea
percorsi formativi innovativi, si caratterizza come tentativo collegiale
di programmare, organizzare, lavorare di squadra, pur tra incertezze
contraddizioni e disagi inevitabili.
Il 1 settembre 2000 è un appuntamento rilevante nella storia della
scuola, al quale intendiamo arrivare tutti insieme puntuali e preparati,
consapevoli come siamo che l’autonomia è un processo da accompagnare, un
percorso da finalizzare, genitori, studenti, docenti, personale
amministrativo, parti sociali, enti locali, forze economiche e
imprenditoriali sono chiamati a contribuire in modo più incisivo alla
realizzazione del diritto allo studio e alla formazione come un servizio
di qualità.
Alla scuola spetta il compito di informare, di comunicare, di trovare
tutte le opportune forme di cooperazione e di concertazione per costruire
processi formativi spendibili e offrire itinerari di lavoro a giovani
sempre più stretti dalla morsa di disoccupazione, lavoro nero, devianza,
criminalità.
Abbiamo aperto un fecondo dialogo con le imprese, già da alcuni anni
allo scopo di migliorare i processi di insegnamento/apprendimento e
renderli più coerenti col mondo produttivo, allo scopo di formare negli
allievi mentalità aperte a forme di lavoro di impresa.
Abbiamo rinnovato i laboratori esistenti e ampliato il loro numero
affinché l’apprendimento si possa giovare sempre meglio del loro apporto
che è insostituibile nella società tecnologica e multimediale.
Sono in atto processi di aggiornamento dei dirigenti, dei docenti e del
personale ATA.
Stiamo rinnovando la didattica ponendo attenzione alla modularità e
alla flessibilità dei percorsi fondati sulle competenze da conseguire da
parte degli alunni e sul lavoro di squadra dei docenti.
Presentiamo, già da quest’anno numerosi progetti finalizzati a
migliorare le competenze linguistico — espressive e comunicative, le
capacità relazionali e sociali, le competenze professionali necessarie al
perito commerciale, al ragioniere programmatore, al geometra; vorremmo
impostare un corso di tecnico per il turismo e dare al geometra una più
specifica competenza nel recupero edilizio e nella lettura del territorio.
Dopo un triennale esperienza di Corsi post-diploma, abbiamo candidato
l’I.T.C.G. a sperimentare n.2 progetti di istruzione e Formazione tecnica
Superiore (Art.69 Legga 17 Maggio 1999, n.144) in collaborazione con la
Facoltà di Agraria e la Facoltà di Ingegneria dell’Università di
Basilicata, in collaborazione con Imprese specializzate, con Istituti di
Formazione Professionale e con la Regione Basilicata.
Vorrei citare ancora due progetti qualificanti che sono in itinere
la sperimentazione dell’autonomia nel corso dei Geometri che prevede
l’inserimento di Informatica nel Biennio, Lingua straniera e Impianti nel
triennio, attraverso un processo aggiuntivo e innovativo dell’intero
curricolo;
il progetto è oggetto di monitoraggio da parte del nucleo Provinciale
Autonomia e dell’I.R.R.S.A.E di Basilicata che opera, a campione, su
trenta scuole della Regione, inoltre, il progetto Socrates, Comenius,
Azione 1 che prevede scambi linguistici e culturali tra docenti prima e
poi tra docenti e alunni della nostra scuola con quelli di Chaves
(Portogallo) e Fonsagrada (Spagna).
Le cose da capire e da mettere in ordine sono ancora molte e il
processo dell’autonomia è ancora all’inizio; i docenti, che sono la prima
risorsa dell’Istituto, hanno già cominciato a lavorare in modo diverso,
cercando la cooperazione tra di loro, aprendosi al confronto con le
imprese, attuando il pieno utilizzo delle risorse strumentali, mostrandosi
consapevoli del fatto che valutazione degli apprendimenti e
autovalutazione dell’efficacia del proprio lavoro e del servizio
scolastico sono momenti inscindibili di un unico processo.
I progetti curricolari o extracurricolari sono una preziosa occasione
di sperimentazione per fare avanzare la cultura della programmazione in
tutte le sue parti, la cultura della collaborazione pluridisciplinare, per
instaurare un diverso rapporto con gli alunni. Anche il personale
amministrativo è chiamato ad un ruolo più propositivo e responsabilizzante
in un processo che assegna a ciascuno funzioni di miglioramento della
qualità del servizio.
E’ nostro proposito promuovere uno scambio più frequente con i
genitori, sollecitarne la partecipazione alle scelte fondamentali della
scuola attraverso occasioni di incontro; promuovere, inoltre, il
protagonismo giovanile in tutte le sue forme creative ed organizzate, come
prevede la Carta dei Servizi dell’Istituto.
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IDENTITA' E STORIA DELL'ISTITUTO.
L’ I.T.C.G. "Vittorino D’Alessandro" nasce negli anni trenta per
intuizione e iniziativa dell’avv. Vittorino D’Alessandro, originario di
San Chirico Raparo, e attivo professionalmente presso il foro di Lagonegro.
La sua vasta e qualificata attività professionale gli consentì di
utilizzare le sue amicizie in molti Comuni del circondario, sicché
nell’anno scolastico 1935/36 fu istituito il 1° corso di Istituto Tecnico
Commerciale Privato.
Non va dimenticato che in Lagonegro, già sede di Scuola Normale
femminile, fino agli anni venti, in seguito alla riforma Gentile era già
operante dagli anni trenta, l’Istituto Magistrale.
L’esigenza di fornire a studenti e professori strutture di servizio
aveva spinto Vittorino D’Alessandro ad organizzare già nel 1933 un
convitto maschile (Dante Alighieri) che, nei primi anni, ricevette impulso
anche in virtù della collaborazione del Comune di Lagonegro, e del podestà
dell’epoca ing. Gabola.
L’Istituto Tecnico, nacque, dunque, come scuola privata e soltanto nel
dopoguerra, a partire dagli anni cinquanta ottenne il riconoscimento prima
di "scuola legalmente riconosciuta" con sede di esami intermedi e finali e
poi con decreto del Ministero P.I. di "scuola pubblica".
Intanto la frequenza dei corsi era cresciuta sia per la buona qualità
dei docenti sia perché la struttura recettiva del Convitto era passata da
via Tribunale, rivelatasi insufficiente a contenere il numero elevato di
studenti, ad altra struttura di nuova costruzione, realizzata sul colle
del Dragonara e tenacemente voluta dal figlio di Vittorino D’Alessandro,
il dott. Celestino.
Negli anni sessanta, fu istituito il corso per geometri, che nacque
come corso Statale, anche su richiesta dell’ Amministrazione Comunale
dell’epoca.
Alla fine degli anni ottanta, con la diffusione delle nuove tecnologie
informatiche, fu istituito il triennio per programmatori, a metà degli
anni novanta , il corso commerciale amministrativo è stato sostituito dal
corso I.G.E.A. (indirizzo giuridico economico aziendale), un tipo di
sperimentazione che, partita dalle regioni del nord (Lombardia ed Emilia
per impulso di aziende ed imprese sensibili alla innovazione) è stata
estesa dal Ministero a tutti gli Istituti Commerciali ad indirizzo
amministrativo, per la sua modernità di impostazione contenutistica,
metodologica e didattica.
Nell’ultimo decennio l’I.T.C.G.P. ha subito profonde modificazioni sia
per adeguarsi alle mutate esigenze della domanda formativa, sia per
effetto delle innovazioni metodologiche didattiche e strumentali che si
sono affermate nella scuola.
In linea col processo di autonomia e di sperimentazione è stata
ampliata e arricchita l’offerta formativa del corso per Geometri,
attraverso l’introduzione, nel biennio, di informatica e laboratorio
attraverso l’inserimento nel triennio di una lingua straniera e di
laboratori.
Oltre al convitto D’Alessandro,hanno esercitato un ruolo di attiva
promozione la presenza in Lagonegro, di tre convitti il convitto maschile
S. Nicola del prof. Salvatore Testa,il convitto femminile Mater Dei a cui
si è aggiunto, negli anni sessanta, il convitto delle suore Elisabettine.
L’attività dei convitti, che nel tempo avevano ammodernato strutture
ricettive e metodi di conduzione, rese possibile la frequenza a studenti
provenienti da province distanti come Forlì, Ferrara, Torino; il bacino di
utenza dell’ I.T.C. era molto ampio e comprendeva tutti i Comuni del
Lagonegrese, fino a Terranova, si estendeva nella provincia di Matera, in
Puglia, in Calabria, in Campania, quasi tutto il Vallo di Diano era
servito da questa Scuola Tecnica; da Polla a Casalbuono due corse di treni
erano,praticamente, riservate a studenti.
In seguito alla costruzione delle arterie stradali e alla
velocizzazione dei trasporti su gomma, l’ambito di utenza si è andato
riducendo ai tempi di percorrenza di 40’, 50’; va, inoltre, ricordato che
l’istituzione di scuole di analogo indirizzo nel territorio del
Circondario ha ridotto il bacino di utenza.
Negli anni novanta, tuttavia l’I.T.C.G.P. ha raggiunto le punte massime
per numero di classi (50) e numero di iscritti (1222).
Va, inoltre, ricordato che fino al 1990 all’I.T.C.G. di Lagonegro è
stata aggregata la sez. staccata di Viggianello (indirizzo Commerciale,
con n. 170 alunni e n. 8 classi).
Caratteristica dell’Istituto è stato il costante adeguarsi alle mutate
esigenze della società e ai bisogni formativi del territorio.
Ciò è avvenuto soprattutto nell’ultimo decennio, quando si sono
verificati alcuni interventi sulla struttura ricettiva e il numero delle
classi è progressivamente diminuito.
A seguito del terremoto del 1980 la struttura di via Napoli è stata
parzialmente ampliata e rinnovata, anche se in quella occasione non fu
possibile procedere alla sopraelevazione che avrebbe consentito
all’Istituto di mantenere la sua unità ricettiva e strutturale.
Negli anni novanta l’Amministrazione Provinciale di Potenza provvedeva
alla costruzione della struttura di c/da Verneta, nei pressi dello
svincolo autostradale di Lagonegro Sud dotata di spazi finalmente adeguati
alle classi e ai laboratori.
Pur nel disagio derivante dalla permanenza della sez. staccata, la
qualità del percorso formativo ha potuto giovarsi dell’utilizzo di moderni
laboratori delle aule speciali (informatica, multimedia, lingua,
costruzioni, topografia, trattamento testi, biblioteche, palestre, fisica,
scienze della materia, videoteche).
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DAL PROGETTO GIOVANI AL POF.
Negli Anni Novanta il Progetto Giovani costituì il 1° incentivo a
forzare la rigidità dei programmi ministeriali.
Fu il primo momento di "Area di progetto" che venne utilizzato da
classi o da gruppi di classi per incentivare e favorire l’area della
spontaneità e della creatività e fu indirizzato verso la individuazione
del disagio giovanile, spesso causa di insuccesso scolastico e di
devianza.
Il progetto venne realizzato anche in collaborazione con altre scuole,
in funzione di scambio di esperienze e diede vita ad un giornale degli
studenti dal titolo " Essere scuola".
Successivamente, a seguito della pubblicazione della legge 162/90 e
delle circolari applicative, la scuola veniva investita del compito di
promuovere e coordinare le attività di prevenzione, informazione ed
educazione alla salute circa i danni derivanti da alcoolismo, tabagismo e
uso di stupefacenti.
Prima attraverso la collaborazione della U.S.L. e di alcuni medici
esperti nel settore, poi attraverso l’opera di esperti operanti nel
privato sociale, fu possibile impostare e realizzare progetti di
prevenzione, informazione ed educazione sanitaria che, gradualmente, hanno
coinvolto, a rotazione, docenti e classi del biennio e del triennio in una
comune responsabilità educativa.
E’ stata un’esperienza utile non soltanto per gli alunni ma anche un
modo nuovo di lavorare per i docenti che hanno utilizzato l’educazione
alla salute come momento di convergenza trasversale sia sul piano
cognitivo, sia sul piano relazionale e comportamentale.
Sul piano metodologico nell’anno scolastico 1993/94 e seguenti è stato
avviato il Progetto Educativo d’istituto, che ha segnato un salto di
qualità notevole.
Un gruppo di lavoro ne ha preparato le linee essenziali, ne ha curato
la progettazione e la sua attuazione.
Il P.E.I. è stato lo strumento privilegiato per una riflessione
generale sugli indirizzi della programmazione educativa e didattica,
attraverso il quale la scuola ha cercato di qualificare e migliorare la
sua offerta formativa, attraverso la individualizzazione di alcuni
obiettivi di fondo
· Qualificare l’ azione orientativa verso gli alunni;
· Misurare e contenere il fenomeno di dispersione scolastica;
· Favorire un clima positivo nella relazione tra docenti, tra studenti,
e nel rapporto docenti — studenti;
· Favorire il raccordo tra attività curriculari e attività
extracurriculari.
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Dal P. E. I. alla Carta dei Servizi.
Con la Carta dei Servizi, elaborata ai sensi della legge n. 2431/90 e
del D.P.R .n. 7 giugno 95, l’Istituto nell’anno scolastico 1996/97 si è
dotato di un nuovo strumento programmatico che, considerando la scuola
come servizio agli studenti e alle famiglie, si impegna a garantire, sotto
forma di contratto formativo la qualità delle prestazioni, sia nella
programmazione didattica, sia nella organizzazione dei servizi
amministrativi, sia nelle procedure di partecipazione e di trasparenza,
sia nelle procedure dei reclami e della valutazione del servizio.
Se il P.E.I. è servito a razionalizzare l’attività curriculare ed
attività extracurriculari in un processo formativo unitario e finalizzato
verso il conseguimento di precisi obiettivi educativi e cognitivi, la
Carta dei Servizi configura una nuova organizzazione della scuola
soprattutto in ordine alle sue relazioni con l’utenza e con il territorio,
in un quadro di crescita democratica e di risposta positiva nei confronti
degli studenti e delle famiglie.
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Analisi dei bisogni della società.
In una società complessa e tecnologicamente avanzata l’educazione e la
formazione diventano sempre più una necessità per tutti, sono fattori
portanti dello sviluppo economico e sociale.
Il servizio scuola viene, perciò, configurandosi come un servizio più
complesso e dinamico perché cambiando lo scenario in cui essa è chiamata
ad operare, cambiano necessariamente responsabilità, compiti e competenze
di dirigenti, docenti e personale amministrativo.
Leggere, scrivere, utilizzare il linguaggio dei media sono operazioni
fondamentali per sopravvivere, se è vero che al lavoratore, all’operatore
di macchine si richiedono conoscenze e competenze sempre più ampie e
complesse; lo stesso mondo del lavoro e dei servizi ha necessità di quadri
sempre meglio formati, la scuola di base è, perciò, chiamata ad elevare il
suo standard e la scuola secondaria superiore, se vuole concorrere ad
abbassare il livello di disagio e di disoccupazione dei giovani deve
meglio definire i suoi obiettivi in raccordo col mondo del lavoro da una
parte, e con quello dell’istruzione superiore ed universitaria dall’altro.
Un’ altra componente da tener presente in questa sede e rappresentata
dal contesto europeo e dalla conseguente dimensione europea
dell’insegnamento nella quale occorre muoversi con sempre maggiore
consapevolezza, almeno in due direzioni
1 — verso la cultura della comunicazione;
2 - verso la cultura dello sviluppo.
Alla cultura della comunicazione possono essere fatte risalire lo
studio e l’uso delle lingue e dei linguaggi, l’educazione informatica e
l’accesso alle alte tecnologie.
Alla cultura dello sviluppo bisogna unire la lettura critica di certi
fenomeni degenerativi che uno sviluppo incontrollato provocherebbe
la minaccia dell’equilibrio ecologico, la manipolazione genetica, la
sofisticazione degli alimenti, l’insorgere di malattie nuove e terribili.
La cultura dello sviluppo coniugata con la salvaguardia dell’ambiente,
del mondo animale e vegetale, delle risorse energetiche, con la difesa
della pace e la salvaguardia dei diritti umani costituisce il terreno
privilegiato su cui è possibile costruire processi formativi moderni e
corretti.
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IL TERRITORIO DEL LAGONEGRESE.
L’ I.T.C.G. intende porsi come soggetto capace di innalzare la
competitività del comprensorio del Lagonegrese, sostenendo, attraverso la
qualificazione professionale lo sviluppo del territorio e del sistema
economico.
L’ Istituto si inserisce in un contesto territoriale caratterizzato da
numerosi centri urbani ed agglomerati rurali i cui nuclei originari sono
interessati da operazioni di risanamento e recupero delle abitazioni,
anche in considerazione dell’elevato rischio sismico del territorio e
della sua fragilità sotto il profilo idrogeologico.
Esistono, per tutti questi centri, strumenti operativi che orientano e
controllano gli interventi sul patrimonio edilizio esistente che
forniscono un inventario sul rapporto tra costruito e natura, caratteri
tipologici, sistemi di costruzione e materiali impiegati, abitabilità e
confort del micro ambiente.
Tali strumenti non prescindono dalla lettura delle vicende storiche che
hanno determinato l’attuale assetto spaziale in quanto è possibile una
ricostruzione rigorosa della struttura urbana nelle sue valenze di
organismo soggetto a permanenze e variazioni attraverso fasi di crescita
che possono essere individuate e studiate nella loro successione.
Nei piccoli come nei grandi centri, in Italia come in Europa,
l’intervento sul patrimonio edilizio esistente ha assunto da diversi anni
la nuova prospettiva di intendere l’edilizia esistente come risorsa
economica .
La Dimensione Sociale del territorio emerge dalle analisi demografiche
e socioeconomiche del piano di Sviluppo 1999 — 2000 della comunità Montana
del Lagonegrese "l’area si caratterizza per trends di rapido decremento
demografico e di invecchiamento della popolazione, un’economia in cui
l’agricoltura rappresenta l’attività principale, senza essere un elemento
trainante per effetto della sua estrema frammentazione, un mercato del
lavoro profondamente e drammaticamente segnato dall’aumento di coloro che
sono in cerca di prima occupazione, e dei disoccupati, soprattutto quelli
di lungo periodo"
I dati, infatti, evidenziano non solo un saldo naturale negativo
(riconducibile all’assorbimento dei modelli delle società più evolute ed
all’inserimento della donna nelle attività produttive) ma anche valori
della natalità decisamente al di sotto di quelli rilevati per la Provincia
e per la Regione.
Tali valori rendono estremamente preoccupante un fenomeno dagli effetti
di breve e di medio periodo in relazione di problemi organizzativi dei
servizi ( scuola — sanità — trasporti) e di lungo periodo (contrazione ed
invecchiamento della popolazione residente), in quanto traducibili, in un
saldo sociale negativo riconducibile allo squilibrio tra domanda ed
offerta del lavoro.
I dati relativi alle attività produttive non possono che avvalorare
tale previsione "l’area registra una contrazione del settore agricolo
ricollegabile alle limitate dimensioni delle aziende, che non consentono
volumi di produzioni tali da giustificare l’impiego di tecniche avanzate o
investimenti che possono essere recuperati entro tempi ristretti, alle
esigue possibilità di meccanizzazione, sia per l’elevato frazionamento
della proprietà, sia per le caratteristiche morfologiche del terreno, e al
ridotto peso delle strutture associative.
Si aggiungano, inoltre, la scomparsa della struttura produttiva
artigianale contadina e l’erosione delle loro rispettive culture, che
hanno provocato la mancanza di manodopera specializzata per le nuove
attività emergenti e la crisi dei settori portanti dell’economia delle
comunità più piccole.
Il sistema industriale, mantiene una base imprenditoriale di tipo
artigianale, largamente distribuita sul territorio.
Le attività terziarie sono, prevalentemente finalizzate a soddisfare le
esigenze di consumo finale, e ancora lontane dalle caratteristiche di
produzione di servizi complessi tali da far raggiungere al settore un alto
livello di produttività.
Il ramo dei servizi pubblici è predominante; il settore del commercio,
degli alberghi e dei ristoranti non segna incrementi, mentre quello dei
trasporti è in calo.
Prevalgono, per tutti i settori, le attività di piccola dimensione a
gestione familiare.
In particolare, il settore delle attività legate al turismo, benchè in
crescita, non ha raggiunto livelli di soglia tali da realizzare le
economie esterne indispensabili perché si possa attribuirgli un ruolo
motore dello sviluppo.
Pur avendo il comprensorio conservato larga parte delle sue innegabili
valenze naturalistiche ed ambientali, è ancora scarso il peso della
presenza straniera, bassa la permanenza media, modesta l’offerta
ricettiva, così come l’integrazione con le altre attività produttive.
Il servizio sanitario risulta segnato da una bassa differenziazione
delle tipologie degli ospedali, da forte mobilità extra-regionale e da
sacche di sottoutilizzazione con duplicazione di servizi e carenze in vari
settori (riabilitazione — psichiatria).
Le attività culturali sono rappresentate sul territorio dall’attività
svolta da numerose associazioni (Rotary — Lyons — Amici della musica —
Club Alpino Italiano, AVIS), da associazioni culturali operanti presso i
Comuni, da associazioni di categoria.
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